Il vero nemico nella testa del golfista

Tutti i golfisti, professionisti e dilettanti, si portano dentro una grande domanda e pochi di loro sono riusciti a darsi una risposta soddisfacente. Anche a te sarà capitato di domandarti: “Chi è il vero nemico che si nasconde nella mia testa durante una gara e che mi porta a fare scelte senza senso o a swingare nei momenti decisivi in modo indecente mai visto prima?”

Ho seguito nella mia carriera molti golfisti di vario livello, ne ho visti tanti altri all’opera seppure non fossero miei clienti, ho osservato con attenzione, per tanti anni, ciò che accadeva nella mia testa proprio in situazioni di competizione e posso dirti con cognizione di causa qual è il vero nemico, il primo, il più pericoloso di tutti.

DALLA SINDROME DEL FENOMENO…

Prima di svelarti la sua identità, voglio farti riflettere su tre situazioni tipiche del mondo del golf che hanno un legame tra loro. La prima è quella del campo pratica. Qui è dove si consuma quella che io chiamo la sindrome del fenomeno. Sul tappetino del campo pratica tutti – o per lo meno tanti – sono capaci di far volare la palla in modo convincente.

Intendiamoci non sto dicendo che in campo pratica si vedono solo colpi di buona qualità da parte di chiunque, tutt’altro! Il campo pratica è il luogo dove mediamente il golfista è capace di produrre “buoni colpi” per quello che è il suo livello di gioco e non certo in assoluto.

Questo determina un primo effetto importante: la fiducia che il golfista ha in se stesso e nel proprio gioco è tendenzialmente medio-alta e spesso ci si innamora del proprio swing considerandosi dei fenomeni, sempre con riferimento al proprio handicap di gioco.

… ALLA SINDROME DELLO SCARSO

La situazione successiva che ti invito a considerare è quella delle 18 buche, ovvero l’andare in campo senza la pressione della gara vera e propria. Normalmente ciò che accade è che la qualità dei colpi si riduce, non c’è più il tappetino bello orizzontale con l’erba rasata. Tuttavia, la sensazione di essere forte e di essere un mezzo fenomeno – sempre in relazione al proprio handicap di gioco – rimane.

La terza e ultima situazione è quella della gara vera e propria, dove ogni colpo finisce marcato sulla scorecard e ci sono sempre almeno altre due persone che ti guardano e tengono il conteggio dei tuoi colpi. Qui si vedono dei veri e propri disastri: la palla comincia ad andare da tutte le parti. La fiducia in sé subisce degli scossoni forti e la sensazione generale che spesso accompagna il golfista è la tipica sindrome dello scarso.

Cosa è successo nella testa del golfista dal campo pratica alla gara in campo? Sicuramente sono cambiate le “condizioni di gioco”, è salita l’adrenalina, ma il vero nemico nella testa del golfista si chiama “Aspettativa”.

Ebbene sì, in questo susseguirsi di situazioni come ho descritto sopra, il golfista alimenta dentro di sé delle aspettative, in altre parole si auto-convince che la qualità del suo golf sia quella del campo pratica e che possa esprimerla automaticamente e con facilità in gara.

L’ASPETTATIVA È IL VERO NEMICO NELLA TESTA DEL GOLFISTA

Questa convinzione è pura fantasia, è un’illusione, per giunta molto pericolosa. Molti golfisti lo sanno, ma inconsciamente ci cadono di continuo. La gara è un altro sport, nel senso stretto del termine. La tecnica dei colpi che ti appresti ad eseguire è sempre la stessa, ma le condizioni al contorno sono talmente differenti che devi imparare a generare quei colpi in quel nuovo ambiente carico di pressione. E questa è tanta roba!

L’aspettativa è quel meccanismo interiore in base al quale non appena si manifesta uno scostamento di risultati rispetto a quelli del passato recente e che secondo te rappresentano il tuo standard, allora si innescano dei pensieri e delle emozioni che vanno a minare la fiducia in sé stessi e la prestazione stessa.

Considera che la tensione di gara spesso fa si che la fluidità del gesto non sia sempre la stessa del campo pratica e che quindi i colpi possano perdere di precisione. Ecco allora che il passo è breve ed entra in gioco il meccanismo dell’aspettativa che da una naturale e comprensibile alterazione della prestazione va a intaccare il senso profondo di efficacia del golfista compromettendo la qualità dei colpi a seguire.

IL METODO COME SOLUZIONE

Come riuscire allora a contenere gli effetti negativi della pressione di gara e a disinnescare il meccanismo perverso dell’aspettativa?

La risposta a queste due domande, che aprono un tema ampio e complesso, è molto semplice: serve un Metodo, ossia una sequenza di fasi e passaggi strutturati e testati che accompagnino il golfista in un percorso progressivo verso la padronanza della sua mente, perché è quella la fonte dei problemi.

Ma quali sono gli elementi di un metodo vincente?

Questo lo scoprirai nel prossimo articolo.

Nel frattempo, se non vuoi aspettare e desideri conoscere fin da subito come funziona il primo e unico Metodo, ad oggi, in Italia di golf mental coaching che ti aiuta ad affrontare e sconfiggere il vero nemico nella testa del golfista , ti invito allora a leggere il mio libro Golfista Vincente. Lì troverai tutte le informazioni che cerchi.

Cosa aspetti, scopri di più a questo link: https://www.andreafalleri.com/libro/

Swing your mind

Andrea Falleri

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